Caccia ai refusi – La “d eufonica”

La correzione delle bozze è la fase finale del percorso che porta alla stampa o diffusione di un prodotto scritto (tesi di laurea, brochure, cataloghi, libri).

Si arriva alla correzione delle bozze dopo aver scritto ed editato il testo, per migliorarlo ed eliminare difetti nel contenuto e nella grafica. Con la correzione delle bozze si punta a rendere il testo perfetto, senza refusi o errori di digitazione.

In particolare, il correttore di bozze si attiene alle norme redazionali, regole di scrittura fornite dall’editore. Le norme redazionali riguardano il corsivo, l’utilizzo di virgolette e caporali, spazi, accenti, citazioni e molto altro.

Il correttore delle bozze va a eliminare i puntini di troppo, va a togliere i doppi spazi, corregge i segni di punteggiatura, le parentesi, gli apostrofi e le virgolette, gli accenti, le lettere maiuscole e minuscole, la d eufonica, grande sconosciuta ai più.

Quando può essere utilizzata la d con la a delle preposizioni o la e e la o delle congiunzioni?

La d eufonica evita lo scontro di vocali uguali, come per esempio:

vivo a Amalfi -> vivo ad Amalfi

oppure iene e elefanti -> iene ed elefanti

In questi due casi è consigliabile inserire la d, ma la regola non vale sempre.

In alcuni casi l’uso della d potrebbe appesantire il testo: suoni od odori, per esempio, è da evitare.

Allo stesso tempo esistono dei sintagmi in cui non si fa a meno della d perché sono talmente tanto entrati nell’uso quotidiano da non riconoscerli senza: ad esempio, ad essi, ad eccezione di. In questi casi è concesso l’uso della d eufonica, ma va assolutamente evitata in questi altri: baci ed auguri, caschi od elmetti.

Gli esempi sono stati presi dall’enciclopedia Treccani.

Leggi anche: REDAZIONE E CORREZIONE TESTI

La vita che cambia

Sono ormai quasi quattro anni che lavoro con i ragazzi di tutta Italia, di età compresa tra i 15 e i 18 anni. Hanno davvero tanto da dire e da raccontare, hanno tanto da regalare a noi adulti (grandi, ma non troppo) che abbiamo vissuto epoche diverse, abbiamo attraversato la rivoluzione digitale e siamo cresciuti con rose e fiori.

Sì, la mia epoca – e parlo degli anni ’90 – è stata un’epoca di giochi all’aperto, di giochi da tavola, di chiacchiere nelle piazze e di cartoni animati in tv. I cartoni quelli belli, non quelli in 3D che ipnotizzano ma non insegnano; noi siamo cresciuti con la Disney, con i cartoni animati che oltre all’intrattenimento insegnavano, avevano una morale più o meno profonda.

Noi siamo cresciuti con degli ideali e dei valori che le nuove generazioni forse nemmeno conoscono, troppo impegnati davanti a tablet e smartphone già nella tenera età. Ma non è colpa loro, è colpa della società che cambia, della vita che cambia.

Eppure nell’era dell’emergenza Covid quegli smartphone, quei tablet e quei pc iniziano a pesare. Durante le videolezioni li vedi lì, nelle loro camerette, nei saloni delle loro abitazioni, nella loro intimità che prima tanto difendevano per estraniarsi dal mondo, e li vedi con lo sguardo stanco, perso, stufo di non avere contatti fisici, di non abbracciare l’amico di banco dopo un bel voto in italiano, di non correre fuori a ricreazione, appena suonata la campanella.

Il Covid ci ha tolto ogni momento di condivisione, ci ha obbligati all’isolamento e ci ha reso inermi davanti alle centinaia di morti che, ahimè, continuano a salire.

Tutti sentiamo ormai il peso della quotidianità, tutti sentiamo addosso le ansie e le paure che caratterizzano un periodo che sembra non finire più. E allora cerchiamo di cambiare ancora una volta il punto di vista, cerchiamo di non lasciarci annichilire da giorni tutti uguali, cerchiamo di dare un senso a quello che ci circonda.

Riscopriamo ancora una volta il senso della famiglia, l’amore che ci lega, la voglia di uscirne, di sopravvivere a una strage silenziosa.

Forza e coraggio, ce la faremo, ancora una volta!

Il ruolo del comunicatore

Spesso cerchiamo di cimentarci in qualcosa per noi oscuro, mai visto prima o comunque mai provato. Con la comunicazione avviene un po’ questo: apro un’attività, provo a creare una fan page per aumentare la visibilità, inizio dunque a creare post. Ma è davvero così semplice?

Anche no. Tra il creare un post e creare un post efficace c’è una bella differenza. Un post è quello che possono fare tutti, un post efficace è quello che ti fa vendere, che ti ripaga del tempo impiegato per pensarlo e metterlo nero su bianco.

Nella comunicazione online nulla può essere lasciato al caso: non c’è possibilità di interloquire faccia a faccia con l’utente finale, non siamo in un negozio fisico in cui si chiedono informazioni specifiche e si chiariscono eventuali dubbi. Con la comunicazione online si deve dire tutto e subito, spesso non si ha la pazienza di soffermarsi sulla notizia per capirne il senso. Raramente si commenta un post per chiedere spiegazioni.

Quante volte capita di leggere solo il titolo di un articolo, senza nemmeno aprirlo? Quante volte ci ritroviamo impigliati in tantissimi commenti che poco c’entrano con la notizia vera e propria?

Ecco, chi si occupa di comunicazione cerca di evitare proprio questo: la libera interpretazione delle notizie.

Nella comunicazione quello che conta davvero è la veridicità delle informazioni e la gestione di eventuali situazioni critiche che possono compromettere la reputazione aziendale.

Qui entra in gioco il comunicatore/moderatore che sa come e quando rispondere, cosa scrivere, con i giusti filtri, senza lasciare nulla al caso. Non ci vuole molto a rovinarsi la reputazione e non ci vuole nulla a chiudere l’attività, così come è stata aperta. Una buona reputazione è fondamentale, per lavorare tanto e bene. Anche solo una descrizione nella Home del sito vetrina scritta male può portarci a fraintendere la notizia e diffondere informazioni fuorvianti sulla nostra attività.

Per questo ci si rivolge a chi sa come comunicare l’identità, sa come creare una storicità, sa come presentare il lavoro svolto in modo semplice, reale, vero.

Perché è sulla veridicità che si fonda la credibilità.

E io ho pensato a qualche pacchetto per voi:

Il contributo occasionale può prevedere l’apertura di profili social, con la descrizione dell’attività e l’impostazione della pagina, oppure l’invio occasionale di newsletter o la creazione di testi per la promozione dell’attività su mezzi di comunicazione tradizionale (brochure, volantini, locandine, cataloghi, pannelli descrittivi).

Il social media marketing prevede la gestione mensile dei profili social aziendali, con la creazione e pubblicazione dei post.

Il terzo e ultimo pacchetto prevede la revisione dei testi scritti per la stampa (tesi, tesine, libri), la stesura di articoli per aggiornamenti di siti web, la scrittura di comunicati stampa per l’annuncio di nuovi progetti.

In tutti i casi sarà consegnato al cliente il prodotto finito, pronto per la pubblicazione. Il costo orario si basa sul numero di parole e può variare in base al contenuto.

Sorridi donna

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.

Sorridi” è una poesia di Alda Merini, che prima ancora di essere una poetessa è stata una donna. Una di quelle donne con la D maiuscola, una di quelle donne che lasciano il segno.

Le sue poesie sono un inno alla vita, un inno alla libertà, una gioia per gli occhi e per la mente.

Una donna è colei che dona la vita, che regala sorrisi anche quando si sente morire dentro, che adotta il nonostante tutto come stile di vita, quando le cose non vanno bene e il destino le rema contro.

Una donna è allegria, speranza, voglia di rialzarsi quando il mondo crolla.

Una donna è calore, è faro per naviganti sperduti.

Una donna è forza, coraggio, determinazione, per lei e per gli altri.

Una donna è la colonna portante della famiglia, è colei che rinuncia al piatto di pasta perché tanto non ho fame, è colei che cede la sua fetta di torta perché i dolci non mi sono mai piaciuti, è colei che prepara tutti per uscire prima di preparare sé stessa, perché tanto io ci metto due minuti.

Una donna è vita, quella che dona ogni giorno.

E allora sorridi donna, perché il tuo sorriso regala luce.

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Nell’era dell’incertezza, quella che predomina nelle nostre vite almeno da un anno a questa parte, come ci si comporta? Si sceglie di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Quanti di voi hanno visto nell’emergenza Covid il crollo di qualsiasi certezza che in tantissimi anni aveva cercato di mettere in piedi? Quanti hanno dovuto fare i conti con una realtà cruda, che non lascia spazio al futuro?

La situazione non è delle migliori, ma decidiamo di vedere il bicchiere mezzo vuoto oppure ci diamo da fare per riempire la metà che manca?

Io ho optato per la seconda, cercando di affrontare a testa alta una quotidianità spesso ostile, spesso vulnerabile, come vulnerabile è il nostro umore, soggetto a un carico di stress non indifferente.

Solo un anno fa ero a scrivere Quarantena? Sì, grazie!, oggi, in una situazione ancora molto grave, cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno, per trarre dalla vita quello che di bello ha da offrirmi.

Smettiamola di guardare quello che ci manca, cerchiamo piuttosto di ammirare quello che abbiamo e facciamo del presente il trampolino di lancio per un futuro più roseo.

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti e io personalmente ho riposto e ripongo nel 2021 tutti i sogni più belli, quelli che, piano piano, si realizzeranno, lottando per toglierli in un cassetto ormai impolverato.

La vita è una, e i giorni vissuti, bene o male, non tornano più. Perché sprecarli piangendosi addosso? Perché non optare invece per la costruzione di noi stessi e del mondo che ci circonda?

Ognuno di noi abita una parte di mondo, adoperiamoci per vederla fiorire, come una primavera che ogni anno, volente o nolente, arriva.

Le 5 regole per scrivere bene

Come si fa a scrivere un testo corretto? Conoscere l’italiano è davvero così scontato?

Purtroppo no. Purtroppo tantissimi laureati (e non solo) non conoscono le regole basilari per una buona scrittura. E allora proviamo ad attingere dai grandi, da Umberto Eco, per esempio.

Il buon, caro Eco ha sempre sottolineato l’importanza della scrittura: suggeriva di non utilizzare le allitterazioni, consigliava il congiuntivo solo se strettamente necessario, predicava di evitare le frasi fatte, perché sì, hanno il loro fascino, ma peccano di originalità.

Saper scrivere correttamente significa saper utilizzare la punteggiatura, evitare frasi troppo lunghe e citazioni; non essere ridondante e non utilizzare troppe metafore e similitudini per spiegare un concetto; evita termini stranieri se non sono strettamente necessari, individua un soggetto e parlagli, come se fosse fermo davanti a te.

E allora quali sono le 5 regole fondamentali che mi permetto di suggerirti?

  1. Non usare il passivo quando puoi utilizzare la forma attiva: quando il soggetto svolge l’azione ha un impatto positivo rispetto al soggetto che la “subisce”;
  2. Evita di utilizzare la forma negativa: “non ho detto di non volerlo” è molto contorto e poco chiaro, quindi io utilizzerei direttamente la forma affermativa “lo voglio”;
  3. Punta sull’efficacia e l’immediatezza del verbo: a meno che non sia un testo aziendale o burocratico, evita di utilizzare termini tecnici e spiega sempre il significato delle parole, in modo semplice e conciso;
  4. Limita l’utilizzo di avverbi e aggettivi che appesantiscono il testo: la lingua italiana è ricca di vocaboli, cerchiamo di fare una selezione;
  5. Fai attenzione alla punteggiatura: il punto e virgola segue regole diverse dai due punti, per esempio.

Parlare a un lettore reale e non immaginario è sicuramente una delle tecniche più efficaci: fai sentire importante chi legge, cerca di attirare l’attenzione e se tu sei arrivato fin qui, io ho già vinto! 😉

Poi arriva il destino

Certi momenti della vita li sogni, te li immagini sin da bambina, giorno dopo giorno, con la spensieratezza della gioventù e la bellezza delle emozioni.

Poi arriva il destino.

Il destino sa sempre tutto, lo sa prima di noi come andrà a finire. E arriva puntuale, perché lui non aspetta, lui agisce, lui sa.

E raccogliamo allora i cocci, ci rimbocchiamo le maniche, non molliamo, ma cediamo ogni tanto.

Abbiamo qualche mancamento. Manca il tempo, mancano gli abbracci, mancano i sorrisi sinceri, quelli che scaldano il cuore, manca la dolcezza nelle parole, mancano i piccoli gesti, mancano le attenzioni, manca l’intimità, manca il senso.

Quando un avvenimento ci cambia la vita, quasi non riusciamo a ricordare come eravamo prima, il passato ci sembra trapassato e al futuro non ci pensiamo nemmeno.

Ma quanto tempo si perde? Quanto tempo si spreca? Quante parole non diciamo? Quanti abbracci neghiamo?

Ricominciamo a vivere, ricominciamo da noi, cerchiamo il senso nelle piccole cose e, magari, domani tutto pesa un pochino di meno.

Agenda 2021

Ogni anno, già dai primi giorni di dicembre, inizio a cercare una nuova agenda che mi accompagni per l’anno successivo.

Quest’anno cercavo qualcosa di originale, che mi permettesse di dare senso a un 2021 al quale affido tanti sogni e speranze.

Di solito la progettazione per il mio nuovo anno inizia proprio dall’agenda e, dopo un 2020 difficile, cercavo qualcosa di particolare, divertente, originale.

Un giorno mi sono imbattuta in una sponsorizzata di Facebook che proponeva l’Agenda delle formiche di Fabio Vettori. In copertina la scritta “Una formica al giorno…”, insieme a tanti disegnini che raffigurano formiche intente a cucinare, guidare, leggere, fotografare il mondo, lavorare.

Lavorare. Uno dei verbi che spesso si associano alle formiche, lavoratrici per eccellenza.

L’agenda comprende 12 mesi, misura 11×16,5×2 cm e ha un elastico rosso che permette di tenerla ben chiusa.

Me ne sono innamorata.

Arrivata in tempi brevissimi, insieme a tanti piccoli gadget, ha soddisfatto appieno le mie aspettative.

In ogni pagina, dedicata a giorni singoli della settimana, c’è un disegno dell’autore Fabio Vettori e tantissimo spazio per annotare gli impegni e le bellezze della quotidianità.

Il 2021 sarà una bellissima narrazione, ci conto. E come le formiche, che raccontano storie, anch’io racconterò la mia, pagina dopo pagina.

Formiche che prendono vita, in un’agenda dinamica e nuova, tutta da scoprire!

Il fenomeno TikTok

TikTok: l’app più scaricata al mondo tra i ragazzi di età compresa tra i 13 e i 25 anni, anche se la società cinese identifica il proprio target dai 18 ai 25 anni.

Se siete un po’ meno giovani, vi risulterà assurdo vedere ragazzi che cantano, ballano e si divertono davanti allo schermo del cellulare, ma TikTok proprio per questo è stato una svolta: permette di creare contenuti video semplici, in pochissime mosse. Non c’è bisogno di grandi attrezzature, di importanti riprese, di trucco e parrucco.

Con TikTok svanisce l’attesa nel caricamento del video online, le difficoltà nelle riprese se si è soli in casa, la pretesa di avere tecnologie all’avanguardia.

TikTok si è infilato nella rosa dei principali social network spiazzando Facebook e Instagram che, con le storie, avevano provato a regalare la leggerezza dei contenuti video con aggiunta di filtri e adesivi.

TikTok è un social network cinese che regala video rapidi dalla durata di massimo 15 secondi, girati in casa con l’ausilio dello smartphone.

Tantissime sono le celebrità che hanno raggiunto milioni di followers, tantissimi sono i ragazzi che si divertono ogni giorno a cantare e recitare utilizzando la sincronia labiale su brani di artisti famosi. Anche i VIP iniziano ad approcciarsi a questo nuovo mondo, come Fiorello e Michelle Hunziker, attratti dal mondo dei giovanissimi.

Le challenge arricchiscono l’esperienza di TikTok, le sfide tematiche a suon di video-performance che si scatenano quotidianamente sulla piattaforma: “Ci sono challenge che nascono per caso e che diventano virali nel giro di poche ore, altre proposte dal nostro team di curator su argomenti di tendenza, poi ci sono quelle promosse dai brand. Sono competizioni che premiano l’originalità e che, proprio per questo, rivelano un livello altissimo di engagement“, spiegano i responsabili di ByteDance, la società cinese che ha acquisito Musical.ly per una cifra di circa 1 miliardo, unificandola il 2 agosto 2018 all’app TikTok.

Gli algoritmi della piattaforma suggeriscono i contenuti in base alle preferenze del singolo e qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, la stessa che ci fa trovare su Facebook una crema per le rughe se in famiglia ci lamentiamo che stiamo invecchiando.

Più difficile, senz’altro, è invece il rapporto con i bambini. TikTok prevede una supervisione attenta sui contenuti, ma come succede per tutti i social network esistenti, anche qui non mancano gli usi impropri della piattaforma.

Che dire? Un vero e proprio fenomeno di successo.

“La gente è stanca di quel genere di social che ti obbliga ad avere comportamenti e look patinati, essere perfetti non è più divertente”, spiega ByteDance. “Vogliamo dare alle persone la possibilità di essere loro stessi ed essere ricompensate per questo. Sono soprattutto le giovani generazioni a chiedercelo: vogliono usare la propria voce per celebrare i momenti normali della propria quotidianità, senza seguire le celebrità”.

Fonte: https://bit.ly/33g6Dpl

Gli eventi come strumento di promozione

Ogni evento, che sia pubblico o privato, deve avere degli obiettivi ben precisi.

Lo scopo generale di un evento può essere legato alla visibilità e notorietà aziendale, nonché alla promozione di un prodotto/servizio nuovo.

L’organizzazione di un evento deve rispettare regole ben precise, che riguardano il prima, durante e dopo dell’evento stesso.

In particolare, si deve creare valore, trasmettere un messaggio coerente con la mission aziendale e diffondere un’immagine sana, lontana da qualsiasi fraintendimento e qualunque messaggio che non rispetti la policy aziendale.

La comunicazione deve essere versatile e multicanale, per adattarsi a qualsiasi mezzo che si ha a disposizione; deve essere empatica, rivolta a un target ben preciso, in grado di emozionarsi e partecipare attivamente, e deve essere competitiva, diversa da quella dei competitor, nuova.

Un evento di successo deve rispettare tre fasi:

  1. Pre-evento: siamo nella fase iniziale, in cui si decidono gli obiettivi, si programmano i contenuti della campagna di comunicazione e si contattano tutti i soggetti interessati, per stabilire le singole attività e il relativo budget di spesa;
  2. In itinere: durante l’evento si pone l’attenzione sulla gestione e il coordinamento dei vari ospiti e delle diverse attività, stimolando le interazioni, acquisendo nuovi contatti e cercando di creare un’esperienza e un ricordo positivi per chi prende parte all’evento e lo racconta;
  3. Post-evento: oltre alla diffusione dei risultati e alla condivisione delle testimonianze, si analizzano i dati raccolti, per verificare il raggiungimento degli obiettivi e la soddisfazione dei clienti.

Un evento ben strutturato e ben studiato può essere una risorsa di fondamentale importanza per un’azienda che ha bisogno di farsi conoscere o di far conoscere un nuovo prodotto/servizio.

Solo rivolgendosi a un event manager di successo si possono evitare gravi errori e si può trasformare ogni piccola attività in grandi emozioni, anche oggi, con l’organizzazione di eventi online che strappano sorrisi inaspettati in momenti particolari.

Leggi anche: COMUNICAZIONE PER EVENTI

Oggi, venerdì 13

Oggi, venerdì 13, una giornata come tante. Come tutte quelle che hanno caratterizzato la mia vita da qualche tempo.

Mia nonna dice sempre che “di Venere e di Marte non si sposa, non si parte e non si dà principio all’arte“.

Martedì è il giorno dedicato a Marte, dio della guerra e dei duelli, e questo potrebbe sfavorire la serenità e la spensieratezza di giorni felici; il venerdì, invece, secondo antiche leggende, è il giorno di creazione degli spiriti maligni, per questo sarebbe il caso di non guardarlo di buon’occhio.

A dispetto di quanto appena detto, però, il martedì viene considerato come giorno di ricchezza, il venerdì viene associato a Venere, dea dell’eros e della bellezza.

Io l’ho sempre presa alla lettera la regola suggerita da mia nonna, acquistando la macchina di martedì, nel lontano 2011, iniziando i lavori di ristrutturazione della casa di martedì, fidanzandomi il giorno 17 e compiendo una delle azioni più importanti della mia vita il giorno 13.

Non sono andata a cercarmela, giuro, è successo tutto per caso, come per caso ho iniziato a lavorare per Gemma Edizioni il giorno martedì 28 febbraio 2017.

E allora quando si è deciso di lanciare un nuovo libro oggi, di venerdì 13, potevo tirarmi indietro? Potevo rifiutarmi di lavorarci? Ma anche no!

Credo alla superstizione, ma nei limiti.

Ah, ho anche due gatti neri, mamma e figlia.

Quanto vivono i contenuti nel web?

I social media accumulano talmente tante notizie che spesso ci si perde o ci si annoia scorrendo una Home sovraccarica.

E allora come correre ai ripari? Chi si occupa di social media analizza i dati, cerca la soluzione ottimale e decide quando pubblicare contenuti in base alla durata studiata negli anni.

Ma quanto dura un post prima di diventare introvabile ed essere oscurato dalle tantissime notizie che circolano ogni giorno?*

  • Un’immagine pubblicata su Pinterest dura 4 mesi;
  • Un video postato su YouTube dura più di 20 giorni;
  • Un post pubblicato su LinkedIn dura 24 ore;
  • Un post pubblicato su Instagram dura 21 ore;
  • Un post pubblicato su Facebook dura 5 ore;
  • Un tweet su Twitter dura 18 minuti.

Queste statistiche sono verosimili ma non rappresentano la legge. L’unico punto fermo è il fatto che non tutti i social network sono uguali.

Per esempio i contenuti di un blog, se gestito bene, possono durare per anni. L’importante è la scrittura dell’articolo in ottica SEO, con paragrafi brevi, scrittura chiara, intuitiva e soprattutto vera.

Non importa la quantità di post pubblicati ogni giorno, ma è fondamentale la qualità, che determina l’attendibilità e la veridicità dell’informazione data.

*Fonte dei dati: https://www.comunicaresulweb.com

Diario di una vita

Un giorno, ormai più di 15 anni fa, trovai, mentre sistemavo la mia camera, un diario nuovo di zecca, regalato a mia madre come bomboniera per una comunione, prima ancora della mia nascita. Sai, quelli con le pagine bianche senza righe e il lucchetto con due chiavi – hai visto mai ne perdessi una.

Da lì iniziò il mio cammino alla scoperta della scrittura, quella che fa bene al cuore, quella che alleggerisce anche i sentimenti più pesanti.

Avevo solo 11 anni e ho iniziato a raccontare e raccontarmi le avventure più disparate: i primi amori, le prime cotte, le amicizie sbagliate e quelle giuste, gli incontri inaspettati e quelli che mi hanno cambiato la vita.

Ho iniziato a fare il resoconto della mia breve vita da ragazzina alla scoperta di sé e del mondo che la circonda; ho iniziato a mettere nero su bianco dubbi esistenziali e storie di vita e oggi non posso fare a meno della mia BIC nera e dei miei raccoglitori, nei quali aggiungo fogli di volta in volta (perché un quaderno con più di 500 pagine non l’ho ancora trovato).

Continuo a raccontare e raccontarmi, sorrido tornando indietro nel tempo, e scende una lacrima leggendo quella che ero.

Tantissime cose sono cambiate, tante altre hanno cambiato me.

Ho imparato però a scrivere, scrivere e scrivere, cercando in quelle pagine la soluzione, leggendo tra le righe una storia, la mia, e cogliendo in quelle parole l’essenza.

Oggi ne ho fatto un lavoro: scrivo di me, ma scrivo anche delle numerose aziende che hanno bisogno di raccontarsi per crescere e cercano le giuste parole per trasmettere messaggi importanti.

Negli anni ho imparato a pesarle le parole. Ho imparato a scegliere i giusti filtri e sono riuscita a trovare un buon compromesso tra una me impulsiva e l’altra più riflessiva.

Ho deciso di lavorare nella comunicazione per confrontarmi con realtà dai diversi obiettivi, con settori sempre differenti e mai scontati, per dare vita a progetti creativi e stimolanti, senza cadere mai nel banale o nella volgarità.

Oggi eccomi qui, continuo a scrivere la pagina numero 597 e non ho nessuna intenzione di fermarmi.

Piove, fa freddo… Come passo il tempo?

Non voglio creare il classico articolo che suggerisce cosa fare nel weekend, ma voglio condividere con i miei lettori quelle poche, semplici attività che io svolgo in una domenica qualsiasi, in tempi di Covid.

Piove, fa freddo… Come passo il tempo?

Quanti di voi si sono posti questa domanda almeno una volta nei week-end passati, con le temperature in calo e il maltempo in agguato?

Una delle attività che ho rispolverato qualche domenica fa, quando l’unica cosa da fare durante un temporale era restare in pigiama, è stata la creazione di un vecchio, caro puzzle. Uno di quelli comprati anni fa, da 1.000 pezzi, quelli che impieghi 5 ore per fare solo la base da cui sviluppare poi il resto. Ho comprato una bellissima immagine del Colosseo in notturna, e sarà un piacere condividerla con voi una volta terminata. Magari tra qualche mese, però.

Dormire? Sì, okay il riposino pomeridiano, ma non vorrete mica passare tutto il giorno a letto?!

La domenica è fatta per riposare, ma anche per dedicarsi a ciò che di bello la vita ci regala: avete mai preso del tempo per voi? Siete mai riusciti a dedicarvi un’intera giornata di relax? Avete mai pensato di coccolarvi con un buon libro, una bella tisana e un bel bagno caldo, abbandonando per un giorno i ritmi frenetici della vita quotidiana?

Io l’ho fatto proprio domenica scorsa, leggendo ormai per l’ennesima volta un bellissimo libro, Bonsai, una favola illustrata scritta da una mia carissima amica.

Un libro che è una lezione di vita oltre che un testo motivazionale, ottimo per le giornate grige e buie, d’inverno. E poi mi sono coccolata con i fantastici prodotti della Bonsai Bohx, che regala giochi da tavolo, come il memory e lo storyteller, e il puzzle che raffigura la piccola Penny insieme alla fioraia che ha dato una svolta alla sua vita (i protagonisti sono i bambini, ma non solo).

Mi sono innamorata del progetto Italian Bohx qualche tempo fa, condividendo appieno la sua mission e gli ideali di chi, attraverso delle “semplici” scatole in legno, riutilizzabili come complemento d’arredo, ha dato modo di regalare e regalarsi quel meraviglioso cammino di riscoperta di sé.

Sto passando così le mie domeniche, quando ho voglia di trascorrere del tempo in compagnia dei miei amici e della mia famiglia.

Le giornate finiscono poi con una bella pizza e un bel film, che rallegrano gli animi e permettono a una nuova settimana di affacciarsi all’orizzonte.

E voi, come passate le vostre domeniche ai tempi del Covid?

La co-creazione di valore

Da un’economia transazionale, basata sulla vendita di beni e servizi e sulla logica del prodotto, si è passati ormai all’economia della condivisione, in cui predomina una logica di servizio incentrata sulla co-creazione di valore.

Lo spostamento delle priorità dalle risorse tangibili (Goods Dominant Logic) a quelle intangibili (Service Dominant Logic), identifica una nuova value proposition, basata sullo scambio di conoscenze e competenze non acquistabili sul mercato e volte alla co-creazione di valore, che presuppone l’interazione diretta tra le parti.

Oggi predomina l’accesso temporaneo alle risorse e l’interesse si sposta sulla costruzione di reti interattive e dinamiche, nelle quali le organizzazioni individuano il miglior modo possibile per perseguire i propri interessi; all’interno di questi network si condividono norme, attività e processi, si attribuisce valore alla conoscenza e si collabora nella definizione di obiettivi, significati e valori.

La nuova economia della condivisione è basata sulla fiducia, sulla sostenibilità e sull’interdipendenza tra gli attori in gioco. Le nuove strutture organizzative non sono più verticali e orientate al solo profitto ma diventano orizzontali e orientate alla creazione di valore nel lungo periodo.

Partendo dai mezzi e dalle tecnologie che si hanno a disposizione, si giunge oggi alla creazione di una rete sempre più ampia, in cui il produttore incontra il consumatore, scambiando pareri e opinioni, con l’unico intento di creare valore condiviso, inteso come “insieme delle politiche e delle pratiche operative che rafforzano la competitività di un’azienda, migliorando nello stesso tempo le condizioni economiche e sociali della comunità in cui essa opera” (Porter, 2011).

Oggi più che mai c’è bisogno di interazione, condivisione di valori e progettualità.

Articolo tratto da Samantha Marsella, "Il mondo dei makers. Nuove strategie e nuove opportunità nell’era della Sharing Economy", tesi magistrale in Marketing Strategico, 2017.

La scrittura di un testo

La scrittura di un testo prevede sempre la stesura di una mappa concettuale e io che amo la carta stampata non rinuncio mai al foglio bianco e la penna BIC rigorosamente nera.

Così ho scritto anche la presentazione di uno dei nuovi e-book scritti da un’autrice già nota all’interno della casa editrice Gemma Edizioni, quella per la quale lavoro ormai da anni.

Ogni nuova creatura che vede la luce porta una ventata di allegria, e così è stato anche per il nuovo racconto di Federica Caladea (di seguito la descrizione).

“L’ultimo giorno” di Federica Caladea è il nuovo e-book della collana digitale Undiciminuti.

Un testo breve ma intenso, che parla di amore, di solidarietà e di quel senso di abbandono che pervade quando la vita decide di metterci alla prova.

Adelina è una donna forte e affronta la vita con il sorriso, nonostante sventure e dolori che è stata costretta a sopportare, come la perdita di tre figli e del marito, unico amore della sua vita.

Trova nel palazzo fatiscente di un vecchio quartiere popolare tante altre anime sole, proprio come lei, e così cerca di andare avanti facendo del bene al prossimo, prendendosi cura di chi è più triste di lei, anche se quella pace interiore proprio non riesce a trovarla.

Ma il destino è scritto e un incontro inaspettato le cambierà per sempre la vita, riportandola a quella leggerezza che da anni aveva perso, troppo presa dai ricordi che non le lasciavano scampo.

Un racconto assolutamente da leggere, soprattutto se si è alla ricerca di una lettura che non ha bisogno di troppe spiegazioni.

Per scaricare l’e-book clicca qui: L’ULTIMO GIORNO

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Tre pacchetti, infinite possibilità!

Avete mai pensato di avvicinarvi al mondo dei social con sguardo professionale?

Tante volte mi è capitato di iniziare le mie lezioni con studenti e professori di tutta Italia chiedendo loro “chi di voi sa come funziona una pagina di Facebook?”.

E giù risate e schiamazzi, perché è una domanda così scontata per chi è nato nell’era digitale e i social li consuma a colazione…

E allora iniziamo a parlare di immagine del profilo e immagine di copertina (e sì, sono importanti anche queste), di scrittura in ottica seo, di Insights e strumenti di pubblicazione, di storie e post aziendali, oltre che di articoli e sponsorizzate.

Si inizia a guardare i social dal punto di vista professionale, in cui non si va più solo a condividere post di altri, ma si vanno a creare contenuti studiati e pensati per creare engagement, per fidelizzare i clienti e per non mandarli via dalla nostra pagina o dal nostro sito. Si pensa a come creare contenuti di qualità, ci si adopera per trovare la giusta luce nei nostri punti di forza e per fare delle debolezze un punto a favore. Si pensa a come rendere “produttiva” la nostra attività di comunicazione e a come andare al di là del “semplice” post su Facebook o su Instagram. Si ragiona sulla strategia da mettere in campo, in base agli obiettivi preposti e al budget che si ha a disposizione.

Questo è il lavoro di un social media manager, che guarda oltre il guadagno immediato e ragiona nel medio/lungo periodo per creare la fidelizzazione dell’utente, potenziale acquirente.

È così che nasce il social media marketing ed è così che nascono i tre pacchetti base, pensati per chi crede nel potere salvifico delle parole e vuole dare voce alla propria attività attraverso l’ausilio di professionisti del settore.

Con il primo pacchetto si offre assistenza per la creazione e impostazione delle fan page aziendali, escludendo la possibilità di gestione degli account; con il secondo pacchetto, pensato per chi è all’inizio della sua attività e non ha grandi risorse da investire, si analizza il contesto di riferimento, si crea una strategia di medio/lungo periodo e si richiede una collaborazione mensile costante, come costante deve essere la presenza sui social, con la creazione di almeno due post a settimana (che possono aumentare all’aumentare del budget a disposizione); il terzo pacchetto è riservato alla comunicazione per eventi, che riguarda non solo la gestione in tempo reale degli account, ma anche la creazione di materiale informativo.

I pacchetti possono variare a seconda delle esigenze, così come i prezzi possono cambiare a seconda delle necessità. Restano attivi tutti gli altri servizi, disponibili al seguente link: SERVIZI.

Per maggiori informazioni o per richiedere un preventivo gratuito, contattami!

Bonsai – Medicina per l’anima – Articolo per Gemma Edizioni

Bonsai è il secondo volume della collana Semi, quella dedicata alle storie belle, spesso a lieto fine.

Bonsai è la storia di Penny, venuta alla luce in una calda mattina di settembre dello scorso anno, quando Denise Sarrecchia, l’autrice e illustratrice del libro, è arrivata in ufficio e con la timidezza e la delicatezza che la caratterizzano, ha esordito: “Ragazze, io ho scritto un racconto… Vi va di leggerlo?”.

E fu subito amore. Penny ci ha tenute incollate alla scrivania, ci ha rapite con la dolcezza della sua storia, che parla sì di nanismo, ma anche di forza, quella forza che scaturisce dai musi lunghi, dalla tristezza, dal sentirsi diversa, solo perché alta 70 centimetri. Quella forza che traspare nelle pagine di un seme che è diventato un libro e si è trasformato poi in un progetto.

Bonsai affronta la problematica del nanismo in modo del tutto naturale, perché naturale è la volontà di reinventarsi nonostante tutto, proprio come la piccola Penny. E si parla sì di altezza e di tutti i disagi che questa patologia comporta, ma si parla anche di perfezione, una perfezione imperfetta; si parla di fiducia in sé stessi, di amicizia, di amore. L’amore che solo chi impara a credere in sé riesce a vedere.

I disagi che un bambino bonsai deve affrontare sono espressi sempre con colori scuri, come oscuro sembra essere il futuro. Ho letto questo libro con le lacrime agli occhi, pensando a quanto noi medici che trattiamo con bambini dobbiamo essere molto di più fioraie in grado di dare fiducia insieme alle terapie” – scrive il dott. Marco Cappa, Direttore della Unità Complessa di Endocrinologia dell’Ospedale Bambino Gesù nella Prefazione al libro.

Bonsai è una favola a cui puoi aggrapparti quando vacilli un po’. Perché sì, parla di altezza, ma non è solo ai centimetri che si riferisce” – così presenta il libro Gemma Gemmiti, fondatrice di Gemma Edizioni.

Bonsai vuole essere cura, racconta come anche solo l’incontro con una figura diversa dai genitori-chioccia può cambiare la concezione della vita e della propria condizione fisica. Penny è sempre stata una bambina che faceva della quotidianità una favola e della favola la realtà. Con la sua fantasia andava oltre ogni limite, ma non oltre il suo aspetto fisico, che spesso veniva deriso dal bullo di turno. Penny riesce a prendere coscienza di sé solo andando oltre l’apparenza, cercando di osservare il mondo con occhi diversi, con gli occhi di chi è nato piccolo ma riesce comunque a farsi valere, perché spesso nelle piccole cose si cela la felicità.

Penny è una bambina come le altre. Eppure, rispetto alle bambine e ai bambini che crescono come alberelli allegri, sicuri di toccare presto il cielo con la loro chioma e di poter offrire ombra rinfrescante e rifugio agli animali che vivranno insieme a loro, Penny è come un bonsai. Io ho conosciuto tanti bambini e bambine che si confrontano con la loro statura, sempre troppo limitata rispetto a quella dei coetanei. Essere un bonsai vuol dire avere qualcosa in più. Foglie speciali, nella cui linfa scorrono coraggio e allegria, progetti e sogni” – così scrive Cinzia Sacchetti, presidente dell’A.Fa.D.O.C. (Associazione famiglie di soggetti con deficit Ormone della Crescita e altre patologie) alla quale andranno una parte dei proventi derivanti dalla vendita del libro.

Bonsai è nato da un sogno ed è diventato realtà. Una bellissima realtà, che colora anche le giornate più buie.

Bonsai è un libro, scritto in italiano e tradotto in inglese, grazie alla preziosa collaborazione con il Clici (Centro di Lingua e Cultura Italiana), e grazie all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” diventerà nel prossimo anno un laboratorio di sperimentazione didattica del linguaggio poetico haiku. All’interno del testo è presente la versione audiolibro, accessibile tramite un QR code. Lo stesso audiolibro è stato tradotto anche in inglese e nella Lingua dei Segni, così da essere inclusivo e diventare un punto di riferimento non solo per i bambini, ma anche per gli adulti che spesso sottovalutano la bellezza delle piccole cose.

Bonsai è stato realizzato con il supporto non condizionato della Novo Nordisk, multinazionale danese che opera nel settore farmaceutico ed è specializzata nel trattamento di numerose patologie, tra le quali i disturbi della crescita.

Il libro è stato già inserito nel catalogo online in prevendita, ma sarà disponibile a partire da settembre 2020.

Un libro, se letto con amore, può essere cura.

Bonsai, scritto e illustrato da Denise Sarrecchia, rappresenta non solo un seme destinato a crescere, ma un libro che può donare tanto, anche a chi non crede nella salvezza delle parole.   

Essere all’altezza è davvero una questione di centimetri? Chiedetelo a un bonsai.

Per ordinare il libro in prevendita e/o leggere le prime 20 pagine gratuitamente, clicca su BONSAI.

Articolo scritto per la promozione di Bonsai, nuova pubblicazione di Gemma Edizioni.

La scelta del giusto modello di business

Un modello di business descrive la logica in base alla quale un’organizzazione crea, distribuisce e cattura valore – così lo definisce Alexander Osterwalder, noto per il suo lavoro sulla modellistica aziendale e lo sviluppo del Business Model Canvas.

Secondo Alexander Osterwalder, un modello di business definisce cosa l’impresa offre, qual è il valore aggiunto, a chi si rivolge, quali sono le risorse necessarie, quali i costi e quali i risultati attesi.

La definizione del modello di business è il primo passo da compiere nel momento in cui si decide di intraprendere un’attività, ma è utile anche nel momento in cui si vuole avviare un’impresa verso il cambiamento e verso l’innovazione. Alcuni credono che il punto di partenza sia la definizione del Business Plan, ma quest’ultimo è un documento sicuramente molto complesso e articolato e per questo poco indicato a rappresentare la strategia competitiva che l’impresa intende realizzare.

La pianificazione strategica viene prima di tutto e il modo più semplice e pratico per iniziare è quello di individuare le quattro principali aree di un business: i clienti, l’offerta, le infrastrutture e la solidità finanziaria.

Da queste, derivano nove principali elementi che costituiscono le basi per la creazione del Business Model Canvas, inventato da Alexander Osterwalder e pubblicato nel suo libro “Business Model Generation”.

Questo strumento assomiglia a una vera e propria tela (dall’inglese, canvas) e rappresenta un valido inizio per la definizione del modello di business di un’organizzazione o per la ridefinizione della sua mission.

Si presenta come un foglio di grandi dimensioni, sul quale si attaccano fogliettini, si scrive e si abbozzano idee.

I nove punti da definire nel momento in cui si decide di iniziare un’attività sono:

  1. I clienti: bisogna studiare non solo il mercato, ma anche i possibili clienti, per individuare i loro bisogni e creare qualcosa di veramente utile;
  2. Il valore offerto: cosa l’azienda è in grado di offrire e cosa offre in più rispetto alla concorrenza;
  3. I canali di diffusione: come far conoscere il bene/servizio, come dimostrare l’unicità dell’offerta, come favorire l’acquisto e la consegna del prodotto/servizio, come organizzare eventuali assistenze;
  4. La relazione con i clienti: come l’azienda intende porsi nei confronti dei suoi clienti, come intende instaurare una relazione proficua e duratura;
  5. Il flusso dei ricavi: definizione dei prezzi e benefici attesi;
  6. Le risorse chiave: l’impresa deve definire tutte le risorse importanti per portare avanti l’idea di business e produrre il valore (risorse fisiche, umane, intellettuali e finanziarie);
  7. Le attività: non solo come iniziare, ma anche come mantenere alto il livello di fiducia dei clienti (inventare, innovare, pubblicizzare);
  8. I partner: definire chi sono e chi saranno coloro che aiuteranno l’azienda a crescere e a svilupparsi (alleanze strategiche, fornitori, cooperazioni);
  9. I costi: il denaro che si intende spendere per le risorse chiave, le attività e le partnership.

Nella definizione del giusto modello di business, l’impresa decide come posizionarsi sul mercato e cosa offrire ai propri clienti. In una logica basata sul servizio, un’azienda non crea più valore attraverso il prodotto di scambio ma c’è alla base un processo più ampio di co-produzione, che porta alla co-creazione di valore.

Il processo di condivisione di conoscenze tipico della nuova economia, tende a modificare gli assets organizzativi e ridefinire le logiche di produzione e consumo.

Tratto da Samantha Marsella, “Il mondo dei makers. Nuove strategie e nuove opportunità nell’era della Sharing Economy”, tesi magistrale, A.A. 2015/2016.

Tariffe speciali, pensate per te!

Ci siamo chieste: meglio pacchetti completi o singoli servizi personalizzabili? Abbiamo scelto entrambi!

E così io e Denise abbiamo pensato e ideato dei pacchetti promozionali utili non solo a chi ha un piano di comunicazione già avviato, ma anche a chi non sa da dove iniziare e chiede il nostro aiuto.

Una strategia di comunicazione efficace prevede diverse attività, che vanno dalla creazione di un sito vetrina, alla gestione di profili social, all’organizzazione di eventi aziendali e promozionali.

E allora ci siamo dette: proviamo a metterci nei panni dei nostri clienti per capire cosa può essere più utile per (ri)partire.

È così che è nato il primo trio di pacchetti, quello dedicato a coloro che hanno già un’attività di comunicazione avviata, ma necessitano di supporto nella gestione per migliorarla:

Andremo a creare in questo caso una strategia di comunicazione efficace, un piano editoriale adeguato e un servizio di grafica abbinato, per la programmazione di 2/3 post a settimana e la gestione di commenti e reazioni degli utenti.

Per chi volesse invece un servizio completo e legato più alla creazione dell’immagine che alla gestione della reputazione, abbiamo pensato di creare dei pacchetti più specifici:

In questo caso daremo maggiore risalto alla creazione di un sito vetrina, costruito su 4 pagine web, nelle quali provvederemo a inserire tutte le informazioni necessarie alla comprensione del valore offerto dall’azienda. Associeremo al sito un blog e delle fan page aziendali e andremo a valorizzare il lavoro svolto dal cliente attraverso l’ideazione e pubblicazione di post specifici, articoli e immagini personalizzate.

Ciò nonostante daremo la possibilità ai nostri clienti di personalizzare ogni pacchetto, così da incontrare le diverse esigenze comunicative, perché quello che importa non è tanto il lavoro in sé, ma la soddisfazione del lavorare insieme, uno accanto all’altro, per il raggiungimento di obiettivi condivisi.

Restano comunque attivi i pacchetti promozionali di marketing e comunicazione, per la creazione di materiale promozionale e la gestione di profili social ed eventi. Ogni servizio può essere erogato singolarmente (vedi qui: SERVIZI) e ha un costo personalizzabile con preventivo gratuito.

Opportunità per (ri)nascere

Tre anni fa, a gennaio 2017, mi sono laureata. Non ho mai preteso troppo da me stessa, conosco i miei limiti e sto imparando con il tempo a trarne insegnamenti e opportunità.

Mi sono messa alla ricerca di un lavoro che soddisfasse le mie aspettative e così un bel giorno mi sono imbattuta in una realtà piccola ma dinamica, la Gemma Edizioni, che oggi sento anche un po’ mia. Sono entrata lì con tanti sogni e tanto entusiasmo e ho incontrato lo stesso in colleghi e datori di lavoro che con il tempo sono diventati famiglia.

Insieme abbiamo costruito tanto.

Ho fatto della comunicazione uno stile di vita. Mi piace la trasparenza, il confronto e la complementarità, quella funzionalità reciproca che permette di raggiungere ottimi risultati con budget ridotti. Questo cerco di fare nel mio lavoro, dialogando con persone diverse, ognuna legata al proprio essere.

E così ho deciso di mettermi in gioco, ancora una volta, come quando fui “lanciata” nella mia prima lezione online con i ragazzi dell’Istituto Pentasuglia di Matera. Quel giorno l’agitazione fece da padrona, ma imparai a gestire un’intera classe di adolescenti e fu un’esperienza fantastica, che oggi ripeto cercando di confrontarmi con menti e realtà sempre diverse fra loro.

Lavoro per obiettivi e affianco al mio lavoro in casa editrice quello da freelance. Ho iniziato a creare, insieme a Denise, dei corsi rivolti a tutti i cittadini che abbiano voglia di cimentarsi in un lavoro tanto bello quanto pericoloso. Sì, perché la comunicazione può essere pericolosa se un’informazione errata diventa virale.

E così sono nati tanti pacchetti e tante opportunità, anche per piccole e medie imprese, che vogliono approcciarsi al mercato senza timore e vogliono affermare la propria immagine senza sbagliare.

Ho attivato una collaborazione finalizzata alla complementarità, quella di cui parlavo prima. Denise è una grafica, io gestisco la parte social network. Ci conosciamo ormai da due anni. Insieme costruiamo contenuti, orientati alla qualità, non alla quantità. Insieme offriamo una comunicazione trasparente e veritiera, per il raggiungimento di obiettivi e budget prefissati.

Insieme costruiamo il futuro, a partire da soli 99,00 Euro al mese. Offerta speciale, pensata e creata per ripartire dopo il Covid-19.

Cogli l’opportunità per far sbocciare la tua azienda!

Un anno senza estate?

L’estate dopo il Covid-19 fatica ad arrivare, forse perché in un modo o nell’altro lo stare a casa ci ha destabilizzati.

Abbiamo cambiato abitudini, abbiamo cambiato stile di vita, ci siamo adattati a un nuovo mondo, che ci ha permesso in un certo senso anche di riscoprire noi stessi e chi ci circonda.

Sta per finire il quinto mese di un anno mai iniziato, un anno che ha messo a dura prova ognuno di noi. Se dovessi fare ora un resoconto, sarei solo in perdita, con me stessa e con gli altri.

Eppure sta per arrivare l’estate, quella che forse non vedrà di buon occhio le serate con gli amici, le giornate al mare, l’abbronzatura, il caldo, il sole…

Ma il tempo non trova scuse e scorre inesorabilmente, con o senza il nostro consenso. E allora eccoci qui, a resistere e combattere, per riappropriarci della nostra libertà assoluta.

Forse non faremo progetti, non organizzeremo viaggi, non ci sdraieremo a mezzanotte in riva al mare, ma saremo comunque noi, felici di esserci e con il pensiero rivolto a chi, purtroppo, non ce l’ha fatta. 💖

La bellezza della scoperta

Quando lavori per una piccola casa editrice indipendente e non a pagamento e ti occupi della correzione delle bozze, ti imbatti anche nella lettura di nuovi talenti e spesso ti ritrovi a essere parte della vita di coloro che scrivono per gioia, dolore, denuncia, passione.

Così mi è capitato di conoscere persone affette da malattie degenerative; persone che hanno subìto violenza e hanno voluto denunciare con le parole (perché i fatti, quelli li lasciano agli altri); persone che hanno avuto a che fare con una vita che ha tolto tanto prima, per restituire di meglio dopo; persone che sono state una goccia, in mezzo a un mare spesso in tempesta.

E allora ho avuto il piacere di leggere e conoscere, spesso con il privilegio dell’anteprima, uomini e donne fantastici, che si raccontano.

Mauro Ferrara è uno di questi, un ex finanziere in pensione anticipata, perché affetto da Sclerosi Multipla in giovane età. Mauro ha scritto un intero libro con una palpebra, perché, ahimè, è l’unica parte del corpo che riesce a muovere, ma vi assicuro che in quel libro c’è tutto, non solo l’autobiografia di un Uomo.

“Essere uomo non vuol dire soltanto fare la pipì in piedi” non è solo un libro, ma è una lezione di vita, è denuncia e insieme rassegnazione per una condizione inaccettabile eppure vissuta nell’ironia, quella che solo Mauro è in grado di avere e di raccontare.

Pochi giorni fa, invece, ho letto e conosciuto, grazie alle parole scritte da Serenella Antoniazzi, una splendida donna attiva nel sociale e per il prossimo, la storia di Paolo, affetto da Alzheimer precoce, e di sua moglie Michela, che ogni giorno lotta al suo fianco per non cadere nell’oblio di una vita troppo ingiusta.

“Un tempo piccolo” è il titolo del libro in uscita; un tempo piccolo è quello che pulsa nella mente di Paolo e quello che sua moglie cerca di cogliere ogni giorno, per ricordare a lui e a sé stessa chi erano prima della malattia e chi sono oggi.

Io mi immergo nel loro vivere, nella loro storia e nel loro essere, ed è proprio questo lo scopo della nuovissima collana Life di Gemma Edizioni, che vuole dare voce a chi non ne ha e vuole essere al fianco di chi, troppo spesso, lotta per una qualità di vita migliore.

E poi ho il piacere di lavorare ogni giorno con ragazzi e studenti di tutta Italia, che della scrittura fanno tesoro e danno voce a pensieri spesso tenuti nascosti, per la paura di essere giudicati o anche solo per vergogna, quella vergogna che spesso, ingiustamente, ci assale in quello che risulta essere il momento più prezioso della nostra vita: l’adolescenza.

Leggo nei loro racconti alcuni pensieri confusi, altri chiarissimi, altri ancora buttati lì perché richiesti, e con il senno di poi apprezzo quelle tante pagine scritte durante la mia adolescenza, quando bastava una penna o una matita per alleviare la tristezza di giorni apparentemente piatti.

E oggi mi ritrovo tra le pagine dei miei ragazzi, che spesso svogliatamente eseguono i compiti, ma che forse, un giorno, conosceranno un po’ meglio sé stessi e gli altri.

“Un tempo piccolo” – Articolo per Gemma Edizioni

“Mi ribello al male, non ho le forze per ribellarmi alla malattia. Usami finché ancora sono in grado di parlare e tu di capirmi e mettere insieme le parole, perché anche chi non mi conosce possa comprendere; sii la mia voce, la mia speranza di non andarmene senza aver lasciato qualcosa di buono a questo mondo e fa che la nostra storia diventi un simbolo di battaglia e perseveranza. Storia di noi, storia di dolore ma anche di tanto coraggio”.

Questo è solo un passo del libro scritto da Serenella Antoniazzi che, giorno dopo giorno, ascoltando le registrazioni vocali di Paolo e Michela, i due protagonisti di “Un tempo piccolo”, è riuscita a ricostruire le loro vite, sconvolte da una delle peggiori malattie degenerative: l’Alzheimer, che ha colpito Paolo quando aveva poco più di quarant’anni.

Serenella Antoniazzi è autrice di “Io non voglio fallire” (NuovaDimensione Editore, 2015), libro che è diventato motore di un confronto fra Associazioni di categoria e Istituzioni; grazie al racconto della storia della sua impresa, Serenella ha permesso alle istituzioni di capire che dalla denuncia poteva nascere una proposta: nasce così un fondo destinato alle aziende vittime di mancati pagamenti, il “Fondo Serenella”, istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico e dotato di 30 milioni di euro, che porta il nome della nostra autrice e sostiene le piccole e medie imprese in situazioni di crisi di liquidità, causate da mancato pagamento da parte di aziende debitrici (per saperne di più Clicca Qui). È, quindi, da anni impegnata nel sociale, in progetti a tutela delle donne, nella valorizzazione territoriale e nell’aiuto alle imprese. È inoltre promotrice e membro del Comitato Tecnico Scientifico di un innovativo percorso di formazione per imprenditori: “Impresa bene comune”. Inserita nella raccolta di “DONNE COME NOI” di Donna Moderna, è stata indicata tra le “100 Donne che ispirano le Donne”, avendo determinato in qualche modo un cambiamento.

Nel suo prossimo libro in pubblicazione, “Un tempo piccolo”, secondo volume della collana Life della casa editrice Gemma Edizioni (primo volume di Mauro Ferrara, Essere uomo non vuol dire soltanto fare la pipì in piedi), Serenella Antoniazzi narra di quell’istante in cui Paolo, affetto da Alzheimer precoce, riesce a essere lucido e comprendere quello che sua moglie pazientemente gli racconta. Quell’attimo in cui la famiglia si ricostruisce e nessuno si sente più smarrito nel buio della malattia, quell’attimo in cui Michela racconta della loro storia e del loro amore, tormentato prima dalle incomprensioni e ora dalla nebbia che offusca la mente.

Una storia travolgente, che cattura ed emoziona, nata in un particolare momento della nostra vita, in cui cerchiamo di restare a galla e di aggrapparci a quel pensiero felice, che ci dà la forza per andare avanti e resistere alle intemperie. “Un tempo piccolo” è arrivato in redazione grazie al concorso “Un canto sul balcone”, a tema Resilienza, in scadenza al 30 giugno 2020.

Serenella Antoniazzi ha messo nero su bianco la storia di una famiglia, prima e dopo l’arrivo della malattia. Con questo libro, l’autrice ha voluto restituire a Paolo e Michela quel tempo che spesso si raccontano, ma che solo una volta è stato scritto; quel tempo in cui si cerca di resistere e di sopravvivere, quel tempo insieme, che si sfrutta al massimo, istante dopo istante.

Questo è quello che cercano di fare tutti i giorni Paolo, Michela e i loro due bambini, Mattia e Andrea.

L’Alzheimer precoce è una malattia che sconvolge, che porta al ridimensionamento della propria vita e di quella altrui.

Il malato di Alzheimer ha bisogno di costanza, ma soprattutto di presenza, e Michela è diventata per Paolo il faro che illumina il buio, è diventata guida e memoria nella lotta alla dimenticanza, nella restituzione di un’identità a un marito e padre che, così giovane, continuamente rischia di perdersi.

Con questo libro noi di Gemma Edizioni vogliamo porre l’attenzione su una problematica sociale spesso sottovalutata, vogliamo dare voce a chi lotta per vivere un’esistenza dignitosa, a chi spera in un futuro migliore e a chi darebbe anche la sua vita per salvare chi ama. Vogliamo far conoscere una realtà vera, sconvolgente, faticosa, sulla quale investire per la ricerca di una qualità di vita migliore, per chi è affetto dalla malattia e per chi lo circonda.

“Solo una narrazione come questa, imbevuta di verità e di emozione, riesce a farci sentire l’urgenza di fare ricerca in questo campo della medicina e l’importanza di costruire reti di sostegno per le famiglie colpite da questa malattia. Sì, salverà tante vite questo racconto, se arriverà lontano” così conclude la sua prefazione la direttrice del settimanale Donna Moderna, la dott.ssa Annalisa Monfreda, da subito entusiasta di prendere parte a questa pubblicazione.

“È faticoso vivere con un malato apparentemente sano, che mentre ti guarda e sorride non si accorge di fare la pipì e tu, ormai esasperata, lo spogli, lo lavi e preghi Dio perché ti dia la forza di andare avanti. Le famiglie hanno bisogno di aiuto pratico, emotivo e finanziario per non impazzire, per non farsi divorare dalla rabbia che monta dentro il ventre come la carica magmatica di un vulcano e quando esplode, distrugge tutto ciò che vive intorno alla montagna di fuoco” queste le parole di Michela che, nonostante tutto, affronta la quotidianità con il sorriso, certa che la mano di suo marito sarà sempre posata sulla sua spalla.

Smart Working what’s?

Lo Smart Working è quella cosa che “Wow, che figo, lavori da casa, in pigiama!” e poi ti ritrovi a lavorare in un giorno per un arco di tempo pari a una settimana d’ufficio.

Sì, perché da casa produci di più, hai più tempo per te, hai maggiori comfort, puoi mangiare mentre lavori, puoi stare sul divano invece della sedia, puoi andare in bagno e portarti il pc, insomma, puoi lavorare come e quando vuoi.

Sì, lavori con agilità, senza vincoli orari o spaziali, ti organizzi per fasi e obiettivi, cerchi di portare a termine più cose oggi per avere maggiore tempo libero domani, ma veramente la mole di lavoro è la stessa? Ma davvero si impiegano le giornate conciliando i diversi impegni?

Il Covid-19 ha messo alle strette numerose aziende, che sono state costrette non solo a chiudere momentaneamente i battenti, ma anche a passare dal lavoro ordinario, o alla cassa integrazione o allo Smart Working, in poco più di una settimana, senza sapere dove mettere mano (perché la maggior parte non avrebbe mai pensato di poter lavorare da casa, nel 2020, dopo 20 anni da quella che fu definita “Rivoluzione Digitale”).

E così ci siamo ritrovati tutti a casa, chi a lavorare giorno e notte per completare i lavori iniziati e cercare di reggersi a galla, chi in attesa della cassa integrazione per comprare un pezzo di pane ai figli, chi stravaccato sul divano perché “tanto mi danno il reddito di cittadinanza”.

Non chiedo al mio lettore a quale categoria appartiene, perché spero che la maggior parte dei lavoratori siano tornati alla normalità con la tanto attesa Fase 2.

Io, però, non appartengo sicuramente all’ultima, e l’avrete capito.

Short is brand, long is market.

Una delle attività che stanno impegnando le mie giornate durante la quarantena imposta per limitare i contagi da Coronavirus, è la formazione.

Mi sono imbattuta su Facebook in un corso offerto gratuitamente dalla piattaforma Emooc – L’arte della Seo corso completo – e tra le varie lezioni pre-registrate dal Dott. Paolo Caviezel ce n’era una che parlava delle regole di calcolo di una strategia.

Ed ecco tornare alla mente i migliori anni della mia vita, quelli passati tra i banchi ad apprendere nozioni di cui oggi faccio tesoro.

Durante quella lezione si parlava di immagine della marca, di prestigio, di reputazione, di conversione ma anche di guadagno.

Perché si investe in un progetto? Perché si punta alla conversione degli utenti piuttosto che alla sola costruzione di un’immagine online?

Spesso l’errore è alla base: la maggior parte degli imprenditori pensa al tutto e subito, al guadagno immediato, all’utente giornaliero, invece di pensare a lungo termine.

Short is brand, long is market.

Nel breve periodo si costruisce il brand, nel lungo periodo si entra nel mercato (e ci si rimane). Come possiamo pretendere di acquisire notorietà e creare una reputazione online nel breve tempo necessario per la creazione di un sito o di una fan page sui principali social network?

Succede un po’ come quando un nuovo cliente entra nel punto vendita perché attratto dall’allestimento della vetrina: entra per curiosare, fa domande, si guarda intorno, cerca di comprendere in quale realtà si è immerso e cerca di capire se possiamo soddisfare i suoi bisogni o anche solo i suoi desideri.

La stessa cosa succede per l’utente che entra per la prima volta nel nostro sito: forse ci trova sui social, tra le pubblicità, forse ci scopre parlando con un amico, forse cerca l’oggetto dei suoi desideri sui motori di ricerca e per caso sbuca il nostro sito.

Sbuca, sì, all’utente sbuca, ma anni e anni di studio permettono di farlo sbucare.

E allora procediamo per gradi: apriamo il negozio fisico, allestiamo la vetrina, creiamo una fan page su tutti i social network che abbiamo a disposizione, creiamo un sito e iniziamo a raccontarci.

La scrittura dei contenuti è fondamentale in Rete, per far trasparire l’immagine corretta e per arrivare al raggiungimento dei nostri obiettivi: presenza e fidelizzazione dei clienti, spesso. E allora facciamo attenzione al tipo di immagini, ai testi, alla pubblicazione dei contenuti, alla costruzione di quella storia che racconti esattamente chi siamo e cosa facciamo.

La comunicazione è ragionamento, è empatia, è desiderio, è realtà.

E allora iniziamo dalle basi, affidiamoci alle parole e creiamo il successo della nostra strategia, passo dopo passo, insieme!

Io sono pronta e tu?

L’amore ai tempi del Covid-19

Avete mai provato quella sensazione di vuoto e spossatezza? Vi siete mai sentiti soli pur essendo circondati se non altro dalla vostra famiglia?

Ecco, è un po’ questo quello che sta accadendo alla maggior parte di noi in questo particolare periodo della nostra esistenza. Ci troviamo immersi nella nostra famiglia, ma lontani dagli affetti più cari. Siamo circondati h24 dalle stesse persone ormai da più di un mese, senza avere la possibilità di pranzare in famiglia nel giorno di Pasqua (quella famiglia allargata che si riunisce), andare a cena fuori con gli amici, vedere anche solo il fidanzato che abita a qualche chilometro di distanza da noi.

Tutto è immobile, tutto è sospeso tra la paura e lo sfinimento, tutto è racchiuso nelle quattro mura che ci circondano e che sempre più spesso appaiono troppo strette. Ci hanno solo chiesto di restare a casa, e allora pensiamo a coloro che stanno lottando per noi, in prima linea, a coloro che non ce l’hanno fatta e a coloro che invece questa battaglia l’hanno già vinta. E pensiamo a quanto sia bella la libertà, a quante passeggiate abbiamo negato nei mesi scorsi, per noia o per pigrizia. Pensiamo a quanti sogni si sono infranti davanti all’immobilità del presente, a quante promesse sono state rimandate, quante altre sono state annullate e quante ancora prendono invece forza, per rinascere.

In momenti come quello che siamo costretti a vivere, facciamo il resoconto della nostra vita, tiriamo le somme, facciamo caso alle mancanze e cerchiamo in qualche modo di recuperare il tempo perso.

E allora mi torna in mente il buon caro Bauman e le sue considerazioni riguardo l’amore, quello che secondo il sociologo è caratterizzato ormai dalla liquidità, dai legami spesso sostituiti dalle “connessioni.

Bauman ha ragione, spesso si preferisce il brivido alla routine, spesso si prediligono relazioni futili e passeggere, ma è mai possibile vivere senza punti di riferimento? Come si fa a non aggrapparsi al pensiero felice nei momenti bui? Come si fa a non desiderare quella stabilità che solo l’amore può donare?

E bada bene, per amore vero intendo la forza dell’amore, che può essere per un genitore, per un figlio, per un compagno, o anche solo per un amico, perché quella forza non ha limiti, nemmeno ai tempi del Covid-19.

E allora cambiano le abitudini, ma ci adattiamo, sfruttiamo le connessioni, sfruttiamo la potenza della tecnologia e accorciamo quelle distanze, che a tratti mozzano il fiato. Cerchiamo di trarre vantaggio dalla monotonia, di costruire un Noi a distanza, cerchiamo di dare un senso a giornate infinite.

Perché solo uniti ne usciremo, anche di casa.

#iorestoacasa

Correttore automatico? Non basta!

La nostra mente corregge gli errori in automatico, a chi non è mai capitato di imbattersi sui social in giochetti come quello riportato di seguito?

Tutti almeno una volta nella vita, per gioco, abbiamo provato a leggere un testo simile, senza fare caso alle lettere mancanti o ai numeri messi al posto delle lettere. Questo perché il nostro cervello, nonostante le incongruenze, riesce comunque a comprendere il senso di un testo simile. E allora immaginate un correttore di bozze che deve individuare lettere mancanti o spazi di troppo.

Vi chiederete: non è sufficiente il correttore automatico di Word?

Ma se così fosse, la professione del correttore di bozze a cosa servirebbe?!

Immaginate la differenza tra “ognuno” e “ogniuno” o tra “perchè” e “perché“.

Cambia una lettera o un accento, ma paradossalmente sono entrambi errori gravissimi, sufficienti perché un editore decida di cestinare un manoscritto o un datore di lavoro un curriculum vitae.

Ecco che entra in gioco allora il correttore di bozze, che non fa altro che estraniarsi dal contenuto (che non gli compete), per concentrare l’attenzione sulla forma, su una lettura lenta e scandita, per individuare accenti sbagliati, doppie che mancano o spazi di troppo.

Quando un correttore si cala nella parte, però, incarna il suo ruolo in qualsiasi circostanza: inizia a trovare gli errori negli sms, nelle e-mail, nei post di Facebook, nelle stories di Instagram, addirittura nei tatuaggi e nei menù dei ristoranti!

Così mentre tutti pensano “Mmmh… Che mangio stasera?” tu sei lì che guardi l’accento nella parola “Menù” messo al contrario, lo spazio di troppo dopo l’apostrofo in “all’arrabbiata”, la doppia mancante, sette puntini di sospensione anziché tre, parole abbreviate in modo errato, apostrofi al posto degli accenti, punti omessi alla fine della frase – tanto si capisce lo stesso che finisce – e poi titoli che iniziano con la lettera minuscola.

Dopo dieci minuti arriva il cameriere, tu lo guardi e finisci per prendere sempre la stessa pizza, non avendo avuto il tempo di leggere il resto.

Questa è la dura vita del correttore di bozze, ma nonostante ciò, a parte tutto, amo anche questo lato del mio lavoro, che svolgo in Casa Editrice ma non solo.

Le mie correzioni in Casa Editrice riguardano libri che devono andare in stampa, scritti da bambini e ragazzi di tutte le scuole d’Italia che partecipano al progetto Semi d’Inchiostro e non potete nemmeno immaginare quant’è grande la soddisfazione di vedere i loro sorrisi quando stringono tra le mani il frutto del loro e del nostro lavoro.

Al di là della Casa Editrice, correggo testi per articoli, descrizioni di prodotti e servizi per i siti web, cataloghi, storie aziendali, testi per le mostre e molto altro ancora.

Ma al di là, non aldilà! 😉

Quarantena? Sì, grazie!

Ci voleva il Covid-19?

Ebbene sì, per colpa del Coronavirus o grazie al Coronavirus, ho deciso di rimettere mano a una delle mie attività preferite: la scrittura.

Dopo anni e anni in cui pensi ma non fai, arriva sempre quel momento in cui decidi di dare una svolta alla tua vita. E può arrivare a seguito di una perdita, di una nuova conoscenza, di un nuovo lavoro e molto altro ancora.

A me è successo un po’ un mix e si sa, quando qualcosa ti stravolge l’esistenza, cerchi sempre di aggrapparti a quelle passioni che ti permettono di scorgere la luce in fondo al tunnel.

Così ho deciso non solo di ricominciare a scrivere, ma anche di creare un sito tutto mio, per mettere nero su bianco quello di bello ho appreso e sperimentato negli anni.

E allora eccomi qui, a seguire il consiglio di Denise, amica e collega, che da tempo mi sussurrava, con la sua delicatezza, di dare voce alle mie passioni e di mettere in luce quello che di bello offre il nostro lavoro. Sì, nostro, perché è la complementarità che ci caratterizza!

Lei è una grafica e nel mio lavoro di certo le immagini non mancano. E allora giù con le chiamate, i messaggi, le chat di gruppo e le maledizioni, quando non stiamo insieme e c’è un progetto da concludere.

Ma è questo il bello della comunicazione: il confronto costruttivo, quello che arriva alla realizzazione di risultati condivisi.

E nel mio lavoro c’è molto da discutere, per capire da dove iniziare e dove arrivare, per definire obiettivi concreti e realizzabili, per mettere in campo strumenti capaci di portare in alto il nome di un’azienda o di un privato.

Nel lavoro del comunicatore non ci si limita a fare, ma si ascolta e si valuta, in base alle esigenze e ai mezzi che si hanno a disposizione. E così non serve investire un capitale per essere presenti in Rete o sul mercato, ma basta essere convinti che può funzionare e spesso funziona, perché lo studio è costante e l’evoluzione dei mezzi di comunicazione anche.

E allora basta essere in Rete per acquisire notorietà?

No, non basta, ma aiuta. Aiuta ad avere un bacino di utenti molto più ampio e differenziato, aiuta a conoscere gli atteggiamenti e le preferenze dei clienti, aiuta a creare quella comunità di persone riunite tutte nella stessa piazza, quella sì virtuale, ma molto più ampia, in grado di raggruppare milioni di persone nello stesso momento.

La comunicazione è parte integrante della nostra esistenza: comunichiamo quando siamo tristi o felici, comunichiamo con la mente o con il corpo, comunichiamo anche solo per attirare l’attenzione e dire Io ci sono.

E allora sì, io ci sono e sono pronta a prendermi cura delle vostre aziende-creature, piccole o grandi che siano.

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