“Un tempo piccolo” – Articolo per Gemma Edizioni

“Mi ribello al male, non ho le forze per ribellarmi alla malattia. Usami finché ancora sono in grado di parlare e tu di capirmi e mettere insieme le parole, perché anche chi non mi conosce possa comprendere; sii la mia voce, la mia speranza di non andarmene senza aver lasciato qualcosa di buono a questo mondo e fa che la nostra storia diventi un simbolo di battaglia e perseveranza. Storia di noi, storia di dolore ma anche di tanto coraggio”.

Questo è solo un passo del libro scritto da Serenella Antoniazzi che, giorno dopo giorno, ascoltando le registrazioni vocali di Paolo e Michela, i due protagonisti di “Un tempo piccolo”, è riuscita a ricostruire le loro vite, sconvolte da una delle peggiori malattie degenerative: l’Alzheimer, che ha colpito Paolo quando aveva poco più di quarant’anni.

Serenella Antoniazzi è autrice di “Io non voglio fallire” (NuovaDimensione Editore, 2015), libro che è diventato motore di un confronto fra Associazioni di categoria e Istituzioni; grazie al racconto della storia della sua impresa, Serenella ha permesso alle istituzioni di capire che dalla denuncia poteva nascere una proposta: nasce così un fondo destinato alle aziende vittime di mancati pagamenti, il “Fondo Serenella”, istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico e dotato di 30 milioni di euro, che porta il nome della nostra autrice e sostiene le piccole e medie imprese in situazioni di crisi di liquidità, causate da mancato pagamento da parte di aziende debitrici (per saperne di più Clicca Qui). È, quindi, da anni impegnata nel sociale, in progetti a tutela delle donne, nella valorizzazione territoriale e nell’aiuto alle imprese. È inoltre promotrice e membro del Comitato Tecnico Scientifico di un innovativo percorso di formazione per imprenditori: “Impresa bene comune”. Inserita nella raccolta di “DONNE COME NOI” di Donna Moderna, è stata indicata tra le “100 Donne che ispirano le Donne”, avendo determinato in qualche modo un cambiamento.

Nel suo prossimo libro in pubblicazione, “Un tempo piccolo”, secondo volume della collana Life della casa editrice Gemma Edizioni (primo volume di Mauro Ferrara, Essere uomo non vuol dire soltanto fare la pipì in piedi), Serenella Antoniazzi narra di quell’istante in cui Paolo, affetto da Alzheimer precoce, riesce a essere lucido e comprendere quello che sua moglie pazientemente gli racconta. Quell’attimo in cui la famiglia si ricostruisce e nessuno si sente più smarrito nel buio della malattia, quell’attimo in cui Michela racconta della loro storia e del loro amore, tormentato prima dalle incomprensioni e ora dalla nebbia che offusca la mente.

Una storia travolgente, che cattura ed emoziona, nata in un particolare momento della nostra vita, in cui cerchiamo di restare a galla e di aggrapparci a quel pensiero felice, che ci dà la forza per andare avanti e resistere alle intemperie. “Un tempo piccolo” è arrivato in redazione grazie al concorso “Un canto sul balcone”, a tema Resilienza, in scadenza al 30 giugno 2020.

Serenella Antoniazzi ha messo nero su bianco la storia di una famiglia, prima e dopo l’arrivo della malattia. Con questo libro, l’autrice ha voluto restituire a Paolo e Michela quel tempo che spesso si raccontano, ma che solo una volta è stato scritto; quel tempo in cui si cerca di resistere e di sopravvivere, quel tempo insieme, che si sfrutta al massimo, istante dopo istante.

Questo è quello che cercano di fare tutti i giorni Paolo, Michela e i loro due bambini, Mattia e Andrea.

L’Alzheimer precoce è una malattia che sconvolge, che porta al ridimensionamento della propria vita e di quella altrui.

Il malato di Alzheimer ha bisogno di costanza, ma soprattutto di presenza, e Michela è diventata per Paolo il faro che illumina il buio, è diventata guida e memoria nella lotta alla dimenticanza, nella restituzione di un’identità a un marito e padre che, così giovane, continuamente rischia di perdersi.

Con questo libro noi di Gemma Edizioni vogliamo porre l’attenzione su una problematica sociale spesso sottovalutata, vogliamo dare voce a chi lotta per vivere un’esistenza dignitosa, a chi spera in un futuro migliore e a chi darebbe anche la sua vita per salvare chi ama. Vogliamo far conoscere una realtà vera, sconvolgente, faticosa, sulla quale investire per la ricerca di una qualità di vita migliore, per chi è affetto dalla malattia e per chi lo circonda.

“Solo una narrazione come questa, imbevuta di verità e di emozione, riesce a farci sentire l’urgenza di fare ricerca in questo campo della medicina e l’importanza di costruire reti di sostegno per le famiglie colpite da questa malattia. Sì, salverà tante vite questo racconto, se arriverà lontano” così conclude la sua prefazione la direttrice del settimanale Donna Moderna, la dott.ssa Annalisa Monfreda, da subito entusiasta di prendere parte a questa pubblicazione.

“È faticoso vivere con un malato apparentemente sano, che mentre ti guarda e sorride non si accorge di fare la pipì e tu, ormai esasperata, lo spogli, lo lavi e preghi Dio perché ti dia la forza di andare avanti. Le famiglie hanno bisogno di aiuto pratico, emotivo e finanziario per non impazzire, per non farsi divorare dalla rabbia che monta dentro il ventre come la carica magmatica di un vulcano e quando esplode, distrugge tutto ciò che vive intorno alla montagna di fuoco” queste le parole di Michela che, nonostante tutto, affronta la quotidianità con il sorriso, certa che la mano di suo marito sarà sempre posata sulla sua spalla.

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